Public Design a Milano

A Milano il Salone del Mobile anche quest’anno ha riscontrato un grande successo. Ma non è più solamente la fiera in sé ad attirare l’attenzione dei media e del pubblico, bensì anche tante altre manifestazioni che si svolgono parallelamente al Salone del Mobile.

© Samir Khadem - Fotolia

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Nei giorni in cui si é tenuto il Salone del Mobile a Milano (dal 17 al 22 aprile) infatti si é messa in gioco la città intera. Quest’anno per la quarta volta di seguito è stato promosso da esterni il “Public Design Festival”, iniziativa volta a ricercare, catalogare e sviluppare idee e progetti che trasformano il modo di vivere gli spazi pubblici e di pensare la città. L’idea nasce dalla premessa che gli spazi pubblici siano il luogo da cui partire per progettare le città del futuro, dove i cittadini di una città si riconoscono come comunità. L’obiettivo di “Public Design” è quello di creare degli spazi pubblici e farli diventare per gli abitanti della città un luogo di crescita democratica, culturale e civile. A partire dal 2009 in concomitanza con la settimana del Salone del Mobile “Public Design”, nato nel 1995 e aperto tutto l’anno, presenta installazioni, progetti, performance, eventi con designer, architetti e progettisti che arrivano da tutto il mondo. L’evento si svolge in tutta la città, dalla periferia fino al centro, animando le strade, le piazze ed i parcheggi di Milano. La sfida di questa quarta edizione è stata quella di intervenire in luoghi privati per trasformarli in luoghi per tutti. Si è tenuto ad esempio “Un posto a Milano” negli spazi di Cascina Cuccagna, una cascina agricola del ’700 recuperata all’uso pubblico. La cascina è stata trasformata da esercizio commerciale in un esercizio pubblico accogliendo la progettualità di “Public Design”. Molte sono state le iniziative quest’anno di Public Design, volte a rendere gli spazi di tutti spazi per tutti.


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Sonic Chevy di Jeff Soto

L’arte a servizio del profitto può suonare in maniera stonata per tanti puristi, in realtà la storia ci insegna ben altro e non è difficile ancora oggi assistere a interessanti collaborazioni. Lo scopo pubblicitario e quindi commerciale di una creazione artistica mantiene intatto il suo status e non sminuisce minimamente la valenza dell’opera in se. È il caso ad esempio della collaborazione con lo street art Jeff Soto, che ha realizzato un video virale per la presentazione del nuovo modello della Chevrolet “Sonic Chevy”.

© dream71 - Fotolia

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Un artista per la vendita auto, che si trova perfettamente a suo agio con le linee, i colori, la struttura del marchio Chevrolet che esce da questo video in una nuova veste, più giovanile, accattivante e al passo con i tempi. Jeff Soto è un apprezzato artista che dai circuiti underground si è ritagliato un posto di primo piano tra gli artisti din tutto il mondo nelle esposizioni delle più importanti gallerie del settore. Il video virale infatti viene realizzato dall’artista che all’interno dell’auto inizia a decorare gli interni e una volta sceso si avvale di pistole a spruzzo per completare l’opera. Il montaggio è ben fatto, le musiche colpiscono lo spettatore in un’esperienza esaltante che serve allo scopo dall’azienda, quello cioè di suscitare interesse nel potenziale acquirente.

Essendo un video virale la tecnica qui utilizzata si rifà all’idea che il video non sia esplicitamente un mezzo pubblicitario, nel senso che la marca e il modello dell’auto compaiono ma non in maniera chiara come in qualsiasi altra pubblicità. Lo scopo è promozionale, ma si affida a un canale alternativo, fatto dell’entusiasmo del pubblico per il lavoro dell’artista e sulla possibilità che molta gente lo faccia girare, condividendolo sui diversi social.


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British Design: la mostra

Londra celebra il mitico British Design e lo fa con una mostra che ripercorre le tappe che hanno reso celebre in tutto il mondo lo stile e la creatività inglese. Victoria & Albert organizzano una mostra che racconta i sessant’anni di design made in UK e abbraccia vari settori. Grafica, fotografia, prototipi industriali, interior design e molto altro ancora per individuare quelle caratteristiche comuni che caratterizzano uno stile destinato all’immortalità.

©panthermedia.net/Fernando Carniel Machado

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Sono 350 gli oggetti in mostra e tra di essi troviamo ad esempio la prima Morris Mini Minor del 1959, il modellino dell’aereo Concorde del 1969 e la Jaguar E-Type del 1961. La mostra vive di oggetti che hanno coniugato il concetto di design alla vita di tutti i giorni; nati spesso da esigenze quotidiane e di funzionalità sono diventati nel giro di poco oggetti di culto e fonte d’ispirazione per tanti artisti. Come non annoverare tra gli oggetti simbolo del design inglese le copertine dei dischi dei Beatles o quelli di David Bowie o il punk irruento e dissacrante che caratterizzò tutta un’epoca. Tanta musica, ma tanta moda anche con John Galliano e Alexander McQueen massimi esponenti di un gusto tipicamente british.

Accanto a nomi e oggetti rinomati trovano spazio nelle sale della mostra anche i cartelli stradali, disegnati da Margaret Calvert e Jock Kinneir o i semafori dai colori più sgargianti di David Mellor. Si scoprono così anche perle che appartengono al genio e alla creatività inglese che tanti non conoscono; Tomb Raider del 1996 ad esempio o Jonathan Ive, direttore del design della Apple. Un viaggio alla scoperta e alla ri-scoperta di miti, intuizioni, avanguardie che hanno reso grande il Regno Unito, ancora lanciatissimo verso la sperimentazione e l’innovazione. Non è un caso infatti che all’interno della mostra trovino spazio anche gli edifici del futuro di Zaha Hadid.


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L’arte di Blu

Nel panorama internazionale degli artisti più innovatori e famosi l’italiano Blu è senza ombra di dubbio l’esempio più eclatante di come l’arte contemporanea possa svincolarsi dai canali tradizionali e immergersi in una dimensione di assoluta sinergia tra il contesto urbano e la sua interpretazione. I murales di Blu non sono semplici disegni su pareti, ma vere e proprie opere d’arte.

©panthermedia.net/Vanessa Möller

©panthermedia.net/Vanessa Möller

Dagli inizi come graffitaro a Bologna alla fama internazionale il percorso è stato intervallato da azioni, anche congiunte con altri artisti, in tutto il mondo, sollevando sempre un’ondata di grande attenzione da parte del pubblico e del settore. Molto attivo all’inizio con l’artista Ericailcane, Blu si è lanciato nel corso della sua attività in creazioni molto grandi, che in alcuni casi hanno suscitato aspre critiche come in Argentina, quando la raffigurazione di persone rese mute e cieche dalla bandiera del Paese ha subito numerosi atti vandalici. Le sue opere sono visibili nel Centro e nel Sud America, dove ha anche ottenuto il premio internazionale “Clermont Ferrand” nel 2009, in Nord America, in Palestina e in Europa. Sia in Spagna, che in Germania, nella Repubblica ceca, in Grecia, in Polonia, in Italia Blu ha contribuito a creare un nuovo modo di intendere l’arte “da strada”, con forme antropomorfe dalle notevoli dimensioni, caricature di un pensiero o drammatiche rappresentazioni della realtà.

La cultura visiva alimentata dalla creatività di Blu non si nutre solo delle pitture urbane, ma trovano anche in video e in brevi sketch una dimensione più vitale. Ecco che il mezzo digitale diventa strumento per creare pitture in movimento, che nell’animazione trovano un perfetto connubio tra disegno e manipolazione digitale. Un’artista, dietro il cui desiderio di anonimato interpreta e valorizza il contesto urbano moderno.


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VANDALISM a Roma

vandalism a roma

Negli anni ’90, quando Bansky non era ancora conosciuto come ora, a Roma si creò una scena della street art tutta italiana. I massimi esponenti erano Joe, Pane Trv, Sugo, Tuff, Game, Heko e Koma. Allora la street art veniva considerata vandalismo e men che meno opere d’arte.

Ora le cose sono cambiate e la street art rappresenta oramai una vera e propria forma artistica, riconosciuta da molti critici d’arte, a punto tale da dedicarle una mostra intera. Se prima gli esponenti della street art romana e non solo dovevano rischiare la vita per dipingere sui vagoni e sui sottopassi presso i binari, oggi l’arte della strada è diventata un’arte affermata in tutto il mondo, che si può anche ammirare in una sala di esposizione, come è accaduto a Roma. Il 28 gennaio scorso si è inaugurata nella capitale la mostra VANDALISM, l’Esposizione Collettiva di arte di strada internazionale presso la galleria 999 CONTEMPORARY in Via Alessandro Volta 48. La mostra ospitava serigrafie, digigrafie, fotografie e poster della Street Art internazionale dei massimi esponenti come Bansky, Mr Brainwash, JR, Shepard Fairey, Ben Eine, Space Invader e Slikachu. La mostra è stata molto apprezzata dagli amanti della Street Art, che hanno potuto ammirare gratuitamente le opere degli artisti di fama mondiale. Per la prima volte è stata mostrata in Italia una collettiva. L’esposizione, a cura di Stephen Heinrich Kurz e di Too Many Curators, un gruppo di organizzatori indipendenti al di sotto dei 25 anni, avrebbe dovuto terminare il 10 febbraio, ma in seguito alle numerose richieste, è stata prolungata fino al 23 febbraio.
L’iniziativa romana è stata molto innovativa, soprattutto se si considera che un tempo le opere di questi artisti rimanevano fuori dalle gallerie e giudicate atti di vandalismo, anche se erano pronte a cambiare il volto delle nostre città colorandone i muri.


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Do it Yourself

Seguire la moda, lasciarsi ispirare da questa e sognare capi inarrivabili, da portare magari con la stessa eleganza e leggiadria delle modelle viste in passerella. E nonostante le critiche di chi vi vede un mondo legato all’apparenza e alla superficialità il concetto stesso di creazione, che sottende ogni modello di moda, mette a tacere qualsiasi critica. Come per ogni creazione il processo artistico che sta alla base non ha nulla a che vedere con la vacuità che si tenta di criticare. Proprio perché la moda è l’espressione di uno stile, di una visione di se stessi e del mondo, quella fai da te incarna ancora di più questo concetto.

©panthermedia.net/aroas

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In America spopola e da noi sta affermandosi sempre di più il cosiddetto DIY, Do it Yourself. La tendenza nasce dalle ispirazioni delle collezioni appena uscite, o da certi capi, accostamenti, sui quali intervenire con creatività. Sostanzialmente ci s’incontra su apposite community, nella quali trovare consigli su come realizzare un capo assolutamente unico, frutto della propria creatività. Molti tutorial presentano in video anche i vari passaggi per creare da pezzetti di stoffa, simpatiche pochette o foulard per non passare inosservate. Rivivono così pezzi vintage, dimenticati in soffitta o sepolti dai nuovi acquisti e rinascono in una luce e un taglio nuovi, abilmente assemblati secondo l’ispirazione propria e i consigli ad arte di appassionati di tutto il mondo.

Un blog molto bello e curato è quello di Erica Domesek che mostra in poche, semplici mosse come personalizzare le vostre vecchie zeppe ad esempio, o creare degli shorts per l’estate fashion e originali. Il blog si chiama P.S. I made this e il suo motto è I see it. I like it. I make it. Tante idee per crearsi un guardaroba di tendenza, spendendo poco, utilizzando materiali riciclabili e divertendosi da sole o in compagnia.


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Feng Shui

L’arte del Feng Shui è una tradizione che affonda le sue radici nella lontana Cina e nella filosofia orientale. I termini Feng e Shui significano vento e acqua e rappresentano la circolazione delle energie e lo scambio continuo tra esse. Ecco perché sia l’ambiente lavorativo, che quello in cui viviamo dovrebbe permettere alle energie positive la libera circolazione, bloccando invece quelle negative.

©panthermedia.net/Angel Luis Simon Martin

©panthermedia.net/Angel Luis Simon Martin

Un corpo in armonia con la natura e con i suoi battiti è un corpo che avverte meno malesseri e uno spirito più sano. Un rapporto cioè di sinergia, che migliori la qualità della vita, attraverso semplici mosse, attuabili anche nei nostri spazi quotidiani. Se una certa tendenza dell’architettura va nella direzione dell’insegnamento del Feng Shui, è anche vero che la maggior parte delle costruzioni occidentali ha ignorato da sempre la planimetria tipica invece delle dimore orientali. La disposizione degli spazi quindi, se non è può essere cambiata, può arricchirsi della giusta disposizione dei mobili. Facendo qualche esempio, in camera da letto è buona norma prestare molta attenzione agli specchi; questi infatti possono instaurare pericolosi giochi di riflessi energetici, ecco allora che bisogna evitare la disposizione dello specchio di fronte la finestra o la porta e appenderlo preferibilmente all’interno dell’armadio. La mobilia dovrebbe essere costituita da materiali naturali e l’illuminazione affidata a luci calde, ad esempio come quella che proviene da lampade in carta di riso.

L’ufficio è invece la zona in cui la nostra attività lavorativa viene svolta e il luogo anche dove passiamo almeno 8 ore di vita, importante allora ricreare un ambiente quanto più propizio al nostro benessere, con una sistemazione della scrivania che ci consenta di avere le spalle coperte da un muro e che permetta la visuale sulle porte di accesso.


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Banksy

© Rupert - Fotolia

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Dell’artista inglese Bansky si sa ben poco, dato che ha voluto tenere nascosta la sua vera identità. Nato intorno al 1975 e probabilmente cresciuto a Bristol, Bansky è uno dei maggiori esponenti della street art. Altre informazioni su di lui si possono solamente dedurre dalle sue opere, divenute oramai di fama internazionale.

Spesso le sue creazioni artistiche hanno uno sfondo satirico e trattano argomenti politici, etici e culturali. Per la realizzazione delle sue opere Bansky utilizza soprattutto la tecnica stencil, una maschera normografica capace di riprodurre le stesse lettere, forme o simboli in serie.  Questa tecnica è divenuta famosa proprio grazie all’artista inglese riscuotendo un successo sempre maggiore tra gli esponenti della street art di tutto il mondo. Gli stencil di Bansky sono stati notati per la prima volta a Bristol, poi a Londra ed in seguito in tutte le capitali europee. Oramai le opere non appaiono più solamente sui muri delle strade, ma anche nei posti più assurdi, come ad esempio alle gabbie dello zoo di Barcellona. Gli stencil dell’artista si contraddistinguono per le immagini uniche e umoristiche, che ogni tanto sono anche accompagnate da slogan. I soggetti sono animali, spesso scimmie o ratti, ma anche persone, come bambini, adulti, poliziotti e soldati. 

Bansky cerca di diffondere tramite le sue opere messaggi contro la guerra, contro il sistema capitalistico e anti-istituzionali. Una delle sue opere di più grande successo, sono i murales realizzati sul muro che separa la Cisgiordania da Israele costruito dal governo israeliano. Questi murales rappresentano veri e propri squarci nel muro che acconsentono di “vedere” cosa si trova dall’altra parte della barriera. Questi murales sono stati realizzati con la tecnica del trompe l’oeil, una tecnica pittorica che conferisce all’osservatore l’illusione di vedere oggetti reali e tridimensionali dipinti su una superficie bidimensionale.


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East Side Gallery

© Nabar - Fotolia

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La East Side Gallery è uno dei maggiori punti d’attrazione della città di Berlino. Lunga 1,3 km e con circa 106 murales, essa viene considerata la più lunga galleria d’arte a cielo aperto al mondo.

Il muro è il maggior tracciato rimasto nella posizione originale del muro che divideva dal 1961 al 1989 la Berlino est dalla parte ovest. Oggi è uno dei più importanti monumenti di Berlino e rappresenta un memoriale internazionale alla libertà. Il muro é interamente dipinto con graffiti di diversi artisti, chiamati da tutto il mondo subito dopo la caduta del muro e la fine della “guerra fredda”. I graffiti sottolineano soprattutto l’importanza della libertà di pensiero e della pace. Fra i graffiti presenti, uno dei più noti è quello del bacio tra Erich Honecker, segretario generale del Comitato Centrale del partito socialista unificato dalla Germania Est, la SED, dal 1971 al 1989, e Leonid Breznev, il capo dell’Unione Sovietica dal 1964 al 1982. Un altro graffito molto conosciuto è quello della Trabant, l’automobile per eccellenza del popolo tedesco dell’est, che sfonda il muro stesso. 

Il primo murales fu dipinto da Christine Mac Lean nel dicembre del 1989, quindi appena un mese dopo la caduta del muro. Altri artisti molto noti che hanno contribuito a rendere il muro un monumento eccezionale sono stati Kasra Alavi, Lani Alavi, Jim Avignon, Thierry Noir, Ingeborg Blumenthal, Ignasi Blanch e molti altri.
Il muro si trova sulla Mühlenstrasse e sorge tra la stazione Berlin Ostbahnhof e la fermata della metropolitana Warschauer Str., dove inizia il quartiere di Friedrichshain. La East Side Gallery ai tempi della divisione era tutta posizionata a Berlino est (da questo deriva anche il suo nome) e correva parallelamente alla Sprea, il fiume che attraversa la capitale tedesca.


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Murales in Sardegna

© nextyle - Fotolia

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La Sardegna ha una lunga tradizione muralistica, che risale agli anni ’60. Orgosolo e San Sperate sono stati i Comuni pionieri, che hanno dato vita a questa bellissima forma d’arte coinvolgendo tutta la popolazione. Da quel periodo in poi in Sardegna sono state create numerose opere, che ritraevano la situazione sociale sia della regione stessa che dell’Italia e del mondo intero.

Le opere rappresentavano la situazione economica, politica e sociale di quel periodo. Gli artisti hanno realizzato le opere principalmente utilizzando la tecnica del trompe l’oeil a cielo aperto. Le immagini raffigurate a Orgosolo sono divenute famose in tutto il mondo grazie al loro alto livello artistico. Negli anni ’60 e ’70, periodo fortemente segnato dal sorgere di nuovi movimenti politici e sociali, sono stati ideati diversi murales, che hanno lasciato impresse nel muro e nelle rocce intorno a Orgosolo le tracce di un periodo storico molto importante, raffigurando la vita dei pastori di allora, la miseria, le lotte per la terra e le proteste attraverso figure forti e drammatiche. Al termine delle tensioni sociali negli anni ’70 e ’80 le immagini, che un tempo erano quasi esclusivamente a sfondo politico, si sono tramutate raffigurando scene decorative di quotidianità. Durante il periodo della guerra in Ex-Jugoslavia negli anni ’90 è stato realizzato un dipinto di alto valore simbolico con la raffigurazione della distruzione della città di Sarajevo. Il murales sardo ha così iniziato a dedicarsi anche ad altri temi con l’obiettivo di denunciare atti di violenza.
La maggior parte dei murales a Orgosolo sono stati realizzati da Francesco Del Casino, insegnante di educazione artistica, grazie al quale si é diffusa la cultura dei murales in tutti i Comuni della Sardegna. A San Sperate si possono ammirare ben 320 opere, create in gran parte dallo scultore Pinuccio Sciola.


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